Alice guarda i gatti, e i gatti guardano nel sole mentre il mondo sta girando senza fretta...

Il 21 luglio 1953 Gaetano Salvemini scriveva su Il Mondo: "...La realta' e' che quando un clericale usa la parola liberta' intende la liberta' dei soli clericali (chiamata "liberta' della Chiesa") e non le liberta' di tutti. Domandano le loro liberta' a noi 'laicisti' in nome dei principi nostri, e negano le liberta' altrui in nome dei principi loro" (Dalla liberta' religiosa alla peste vaticana, Maurizio Turco).

Un'Italia moderna SI PUO' FARE :-)

emma_335

bindi_200_01

binetti_400_01faccine_172

12 azioni per cambiare l'Italia (dal pieghevole)

1) Invita a cena cinque amici e amiche indecisi. Sarà una buona occasione per spiegare perché è importante votare PD... (ho già in mente i 5 emoticon_3_26_01).

2) Ritaglia la bandierina che trovi in fondo al pieghevole e poi esponila sul tuo mezzo di locomozione: bici, auto, motorino...

3) Con il tuo cellulare fai una foto al simbolo del PD e inviala a cinque persone che conosci.

4) Organizza un aperitivo nel tuo condominio. Se nel tuo caseggiato esiste uno spazio comune, puoi invitare i condomini con un breve messaggio scritto da inserire nelle cassette della posta, oppure organizzare un incontro più ristretto a casa tua.

5) Fai 5 telefonate a persone che sai ancora indecise su chi votare. Potrai chiarire qualche dubbio. Può essere utile ripetere la telefonata il giorno prima delle elezioni.

6) Con un gruppo di amici che la pensano come te organizza una festa “elettorale”. Ognuno porta qualcosa da mangiare e si convincono degli invitati indecisi. La festa si può anche organizzare in un locale per coinvolgere il maggior numero possibile di persone.

7) Le elezioni comportano un grande impegno e i nostri mezzi sono limitati, abbiamo però la forza delle idee, con le quali cambiare il Paese. Il tuo aiuto è fondamentale per portarle avanti, senza condizionamenti. Puoi farlo con un contributo sul c/c postale n° 87349882 intestato a: Partito Democratico, Piazza S. Anastasia, 7, 00186 Roma, oppure con carta di credito sul sito www.partitodemocratico.it.

8) Realizza e manda su youtube.com e democratica.tv un breve video casalingo in cui spieghi perché per te è importante votare. I video migliori saranno pubblicati ogni giorno in homepage del sito del PD.

9) Manda alla tua rubrica un messaggio in cui spieghi in pochi minuti perché votare PD. Sul sito www.partitodemocratico.it puoi trovare degli spunti per i testi.

10) Anche se votare è semplice, è sempre bene aiutare qualcuno e spiegare come si deve fare. E se vuoi aiutarci a garantire la regolarità delle elezioni per conto del PD, puoi diventare il nostro rappresentante di lista presso un seggio elettorale. Vai sul sito o al circolo più vicino del PD e dai la tua disponibilità.

11) Dal sito www.partitodemocratico.it puoi stampare un volantino che puoi distribuire dove vuoi. Al mercato, in piazza o in tutte le occasioni che ritieni più opportune.

12) I due talloncini qui accanto sono predisposti per essere compilati sul retro con un desiderio o una proposta per il PD. Ritagliali e restituiscili alla bella facciotta di Weltroni.

veltroni_280_01

(Seguite bene le istruzioni, ci conto! Investite, investite, investite, che chi semina raccoglie per come ha seminato!)

Il partito delle tette (PT o Pittì)

 tette_618

Il “partito delle tette”

DALLO STAFF di Alice

Sono 13 i punti del Programma del Partito delle Tette o PT o Pittì, presentato questo pomeriggio a Roma nella Sala delle Colonne di Palazzo Mariannini. Lo Staff di Alice, che lo ha promosso, lo ha presentato come «ambizioso e realistico», in linea con il «profilo innovativo» che vuole avere il nuovo partito che si propone così agli elettori in vista del voto del 13 e 14 aprile.


Al primo punto, «La tetta: spendere meglio e meno», allo scopo di garantire a tutte le donne (di ogni età e stato sociale) tette mozzafiato attraverso miglioramenti medici e/o interventi chirurgici presso le strutture sanitarie pubbliche.

 

Il secondo punto reca il titolo «Per una tetta amica dello sviluppo» e prevede per il 2008 una detrazione più alta per le lavoratrici dalla quarta misura in su, l’abbassamento delle aliquote Irpef dal 2009 di due punti l'anno per tre anni, una dote fiscale di 4500 euro, oltre che una congrua detrazione per l'affitto pagato.


Al terzo punto, «Cittadini e tette più sicure», con l'approvazione del cosiddetto «Pacchetto sicurezza», che contempla la certezza della pena per gli uomini che dimostrino e perseverino nel dimostrare la loro preferenza per tette cadenti e scadenti, e l’utilizzazione di un numero più elevato di agenti nelle strade onde mettere al riparo le donne meglio fornite da eventuali azioni palpeggiatorie di biasimevole stampo maschilistico-sessuomaniaco.

 

«Riconoscimento dei diritti della tetta» è il titolo del quarto punto: in questa parte del programma il PT o Pittì promuove il riconoscimento dei diritti delle donne di rimarchevole voluminosità di seno a convivere con altre donne di pari requisiti e financo ad adottare figlie di equipollente rilevanza senologica.


Il quinto punto del programma si intitola «Le priorità della tetta nel mondo» e indica come prioritario il superamento della dipendenza maschile dal labbruto organo sessuale femminile (causa spesso di eventi indesiderati) attraverso il ricorso appunto prioritario alla più confortevole realtà della tetta, di grande utilità anche dal punto di vista ambientale. Il PT o Pittì
intende infatti far proprio, nel quadro di una governance europea e mondiale, il tema centrale del «riscaldamento globale» assicurato dalla presenza costante e fattiva della tetta nel mondo.


Al sesto punto, intitolantesi «Diritti delle tette delle immigrate», si prevede, contro la legge Bossi-Fini che lo Staff di Alice ha sostenuto aver «prodotto tette clandestine quantitivamente e qualitativamente non ben accertabili», il voto alle immigrate nelle elezioni amministrative, previa accurata verifica delle effettive misure delle loro tette.


Il settimo punto è dedicato a «Scuola, università, ricerca», con l'obiettivo di portare al diploma almeno il 95% delle studentesse meglio fornite, più ore di chimica (soprattutto per conseguire un’ampia informazione sui siliconi o poli-silossani). Per le docenti e per le ricercatrici, nonostante che la qualità delle tette in queste due categorie professionali sia in Italia attualmente assai sconfortante, il PT o Pittì prevede l’incentivazione dell’uso di reggiseni superimbottiti Miracle Papillon o della chirurgia estetica garantita dalle strutture sanitarie pubbliche (vedi primo punto del Programma).


«Concorrenza produce crescita»: l’ottavo punto del programma del PT o Pittì prevede l’organizzazione quindicinale di gare pubbliche di esibizione di tette da svolgersi in tutto il territorio nazionale entro case del popolo o entro locali di altro genere: ogni quindici giorni sarà premiata (da una commissione di uomini e di donne dipendenti della P.A.) «La miglior tettona della quindicina» con un bonus di 10.000 euro al netto delle trattenute.


Il «Sud e il Mediterraneo» è al centro del nono punto, con riguardo particolare al sistema dei trasporti:  il PT o Pittì auspica infatti una notevolissima riduzione del costo del biglietto (pari all’80 per cento) relativamente a tram, pullman, treni, aerei, metropolitane, taxi, aliscafi, funivie e sciovie a vantaggio delle donne maggiormente dotate residenti nelle regioni meridionali e mediterranee (dalle basse Marche in giù e comprendendo anche l’isola di Lampedusa).


Le riforme per una «Democrazia governante» costituiscono il decimo punto del Programma: «Le riforme si fanno insieme alle tette», si legge nel documento, che propone una Camera con 470 deputati (di cui 380 donne di tetta forte) eletti in collegi uninominali scelti con le primarie, e un Senato delle autonomie con 100 componenti (di cui 80 donne di tetta fortissima). Governo di 12 ministre con 60 membri complessivi (in realtà i membri in senso stretto non potranno superare il numero di 15, essendo questo il numero massimo fissato per la rappresentanza maschile), con premier (donna di tetta extralarge) che ottiene la fiducia dalla sola Camera e che può proporre la revoca delle ministre in caso di vistosa ptosi mammaria (seno flaccido e cadente) o di altrettanto palesi e antiestetiche macchie o irritazioni di varia natura su una o su entrambe le tette.

 

L'undicesimo punto prevede l'istituzione di un registro - aggiornato - di tutti i "rampolli" italiani, in modo tale che le donne "di tutte le taglie" (qui vige la par condicio) possano sistemarsi senza il problema del precariato e quant'altro.

 

Mancando la segretaria del Partito (neo-eletta): sig.ra BiBi, il programma è emendabile e si attendono gli altri due punti - asap -.

 

Giunti tempestivamente e approvati a maggioranza (il voto della sottoscritta è stato determinante, anche se i punti che seguono sono in netto contrasto con quanto sopraespresso e votato! Sostengo con vigore e fermezza la tetta naturale. Grazie BiBi! Un vero programma sposa tante piccole diversità e noi siamo capaci di contenere tutto! Vero? Vero!)

 

Il dodicesimo punto - BiBi - "Garanzie e diritti per tutti: contro la falsa tetta". Per promuovere un movimento che garantisca un'equa ripartizione delle tette su tutto il globo terracqueo, attraverso lo stanziamento di fondi finalizzati alla ricerca scientifica, nella fattispecie per la ricerca genetica così da favorire lo sviluppo della clonazione di tette vere per liberarsi finalmente di protesi. Più dignità alle donne: sostituiamo le protesi con vere tette.

 

Il tredicesimo punto - Bibi - "Ambiente e tutela dei consumatori". Ovvero l'ecologia e la natura come nuova strada per garantire un processo di sviluppo non più basato sull'idea quantitativa di crescita ma bensì qualitativa, tutelando le biodiversità della Tetta Italiana riconoscendole un ruolo primario nella società odierna, arrivandone alla certificazione DOPDT [Denominazione Origine Popputa Della Tetta].

 

Prossimamente vi comunicheremo i nomi delle nostre candidate alla Camera e al Senato… purtroppo non potremo essere presenti in tutte le regioni italiane L.

Per iscrivervi al PT o Pittì e/o per dichiarare la vostra intenzione di voto alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile, scrivete senza indugio alcuno allo Staff di Alice: igattidialice@leonardo.it.

Vi ricordiamo che l’iscrizione è gratuita. Tutte le iscritte e gli iscritti riceveranno in dono, a stretto giro di posta, un bellissimo calendario illustrato a colori, valevole dall’aprile 2008 all’aprile 2009.

(Affrontiamo le situazioni di petto! Vi aspetto! Fico)

Il partito delle bionde

logo_180

La nuova formazione punta ad attrarre le donne dalla chioma chiara «e chi le ama»

Russia, adesso il «partito delle bionde» si lancia all’assalto del Cremlino

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA — Quando passano fanno spesso girare la testa, e nessuno finora aveva pensato che avessero bisogno di essere difese. Da pochi giorni però le bionde russe hanno un partito tutto per loro. Anzi, un partito aperto anche alle brune e perfino agli uomini che hanno un debole per le bionde: «E’ il partito delle bionde, di quelle che sono bionde dentro e di chi ama le bionde», ha detto al Times di Londra il segretario generale del partito Marina Voloshinova che, peraltro, è bruna. Al di là delle battute, non si tratta solo di difendere le bionde dalla cattiva fama che da sempre le vuole belle ma oche. Marina, che stupida non è (ha due lauree, di cui una in economia), vuole fare del suo partito la prima organizzazione politica che si occupa su larga scala dei problemi veri delle donne (bionde o brune che siano), dalla mancanza di pari opportunità nel lavoro alle difficoltà legate alla cura dei figli da conciliare con il lavoro. E gioca sull'idea delle bionde.

All'inizio, in effetti, tutto era nato come uno scherzo, con la creazione in internet del «Club degli amanti delle bionde», fondato da un imprenditore che ora è il presidente del neonato partito, tale Sergej Kushnerov. La segretaria del partito ammette di essersi tinta i capelli una volta, ma aggiunge che «il risultato è stato disastroso». Comunque l'importante, giura, è essere «biondi» dentro: «E’ un modo di accettare la vita in maniera più leggera, di divertirsi», aggiunge. Per ora il partito avrebbe cinquemila iscritti in sei città e regioni, da Mosca a Novosibirsk, in Siberia. Naturalmente Marina sta cercando di attirare personaggi famosi per fare pubblicità all'iniziativa. La tennista Maria Sharapova, il governatore di San Pietroburgo Valentina Matviyenko (putiniana di ferro), la giovane Paris Hilton russa Ksenya Sobchak, figlia del defunto governatore della città baltica. Ksenya, personaggio televisivo e ospite fisso di tutte le feste, sarebbe il personaggio adatto.

Tempo fa aveva fondato a sua volta un movimento che si chiamava «tutti liberi»: ognuno dovrebbe poter fare ciò che gli pare. La segretaria del nuovo partito non lo dice, ma il colpo grosso sarebbe ottenere la solidarietà della nuova bionda per eccellenza in Russia, Svetlana Medvedeva, moglie del presidente eletto, che pure si occupa molto dei problemi legati all'istruzione. L'idea è quella di arrivare tra quattro anni a mettere in campo un candidato per le elezioni presidenziali, da opporre a Medvedev o a Putin se questi deciderà di tornare al Cremlino. Non è facile, perché per registrare il partito ci vogliono 50 mila iscritti in tutto il paese e per lanciare un candidato due milioni di firme. Ma una bella bionda potrebbe dare del filo da torcere a chiunque: «Anche gli uomini correranno a frotte a votare per lei», dice convinta Marina. «Specialmente se sarà anche intelligente ».

Fabrizio Dragosei

23 marzo 2008 (www.corriere.it )

"EROTALCNEMON"

Tanti bambini in cerchio.

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 … tocca a Marco. Marco si alza e dice: la mia parola è “cuore” e indica Rosa. Mentre gli altri contano il tempo, Rosa dice “cuore” al rovescio: “erouc”! Ne sceglie poi una nuova: “politica”. Subito indica Mario che immediatamente dice “acitilop” e subito dopo Mario dice “corpo” e indica Claudia che in men che non si dica urla “oproc” e subito dopo Claudia dice “malati” e indica Alice che in due istanti strilla “italam”. A questo punto Alice dice “nomenclatore” e indica Livia, ma Livia fa scorrere il tempo e non risponde. Non ce la fa. Livia perde. Quel tempo che non passava mai quando non era il suo turno le è sfuggito di colpo di mano.

Nel frattempo che gli altri giocatori continuano a “vociare”, Livia si dirige verso Alessandra che è seduta in disparte a scrivere.

“Cosa fai?”

“Scrivo!”

“Posso giocare anch’io?”

“Io non sto giocando!”

“Giochiamo ai perché?”

“Ok!”

Ale: “Perché perché non tutti i disabili possono votare?”

Livia: “Perché sono infermi, costretti in casa!”

Ale: “Alcuni sì… e proprio per questi alcuni… perché perché non è previsto per loro un ‘sistema’ di voto alternativo?”

Livia: “Perché p. es. quello domiciliare sarebbe difficoltoso.”

Ale: “Perché perché non prevederne allora uno per corrispondenza?

Livia: “Cosa significa ‘per corripondenza’?”

Ale: “Mi piaceva di più il gioco del rovescio!”

Il Gioco del Rovescio è rubare alla nostra stessa anima l'essenza più segreta e rovesciarla.

Quando morirò vedrò ciò che avvolge realmente il mondo: la fodera. Tutto ciò che oggi mi sembra lontanissimo diventerà in un istante il tessuto dove appoggerò me stessa. Il tramonto, Katmandù, i gabbiani… vedrò tutto ad occhio nudo, il vero volto, e sarà a due passi da me. Tutto quello che ho sempre ritenuto essere impossibile diventerà possibile, e tutto quello che non so diventerà sapienza, tanto che conoscerò persino me stessa.

E se “veramente” non esistesse alcuna fodera?

Se il mondo fosse tutto qui?

Se “i cento sensi segreti” fossero solo cinque?

Conosciamo il “dritto” o il “rovescio”?

E’ giusto dire “cuore” o il suo rovescio “erouc”?

Dice Tabucchi di essersi accorto un giorno, per le imprevedibili circostanze della vita, che una certa cosa che era così era invece anche in un altro modo.

Il “gioco del rovescio” è un gioco che capovolgendo (proprio come gli specchi), l’immediata esperienza del reale, apre all’immaginazione nuove prospettive. La protagonista femminile del racconto, proprio come nel quadro di Velazquez diventa la “figura di fondo” della realtà, quella che è uscita dalla cornice e può vedere tutto da una prospettiva che proprio perché non è completamente esterna, riesce a mediare tra il dentro e il fuori, ma è anche una specie di allegoria della finzione, in particolare quella di cui si fa portatore il poeta Pessoa, poeta di cui Tabucchi è grande estimatore e traduttore in Italia.

Perché leggere Il gioco del Rovescio?

Perché in un mondo in cui ci impongono posizioni forti e dualistiche, dove si sta naturalizzando l’abitudine a vedere ogni cosa categorizzandola in “bene” e “male” è bello trovare ancora un po’ di dubbio, di sana incertezza e di moltiplicazione dei finali e dei punti di vista.

cover_tabucchi_149

Buongiorno!

buongiorno_404

Qualche anno fa, la rivista Psychologies Magazine riportava un articolo interessante “Quello che la casa dice di noi”, e come cambia seguendo la nostra evoluzione personale e quella dei tempi.

Buongiorno mondo. Mi sono svegliata. Parola d’ordine: “Relax”. Musica: I’m looking to “My father’s eyes” “In the presence of the Lord”… “After midnight”… “Wonderful tonight”.

Mostrami la tua “camera” e ti dirò chi sei! Secondo la rivista, la camera da letto è il vero cuore privato della casa; alcuni amano avere nella stanza solo il letto e quasi nient’altro, e c’è anche chi vi ricava uno spazio molto privato e quieto per praticare la meditazione. Si sa da tempo che io medito. Il primo post che scrissi su un vecchio blog, anni fa, ritraeva una Penelope che invece di far la tela faceva yoga.

La mia stanza è azzurra!

Ogni colore ha un significato e una valenza energetica: il blu è un colore femminile, l’azzurro maschile, il viola spirituale.

La mia stanza è azzurra, l’ho già detto, forse!; è più che altro un deposito: ci sono libri, libri, fogli, libri.

C’era qualcuno, e se ne parlava nella rivista, ma non ricordo chi 'fosse', che aveva una quantità industriale di libri in casa, di cui si diceva autore. In realtà erano solo pagine bianche.

I miei non sono miei, e sono pieni, e sono ovunque. Stamani si è aggiunta anche l’Agenda Coscioni. Evviva il disordine che, a dire il vero,  mi stuzzica.

“Attizza” come quando affondi la lama del coltello nel barattolo di nutella e poi la fai scorrere sulla lingua, “perché non so perché” ma non c’è nutella più buona di quella che rimane appiccicata sul cucchiaino o coltello. La puoi spalmare ovunque ma non puoi gettare il coltello nel lavabo senza averlo prima leccato. E’ una tentazione irresistibile anche quando stai per sbigozzare.

Buon mini weekend a tutti.Fico

Nell'alternanza

 gattosottolecoperte1024_1024

Mi è impossibile stare senza te. Mi sono abituata a star senza te.

Quale delle due?

Ho il “mal di vivere” e non so a cosa o chi attribuirlo.

E’ una sensazione inspiegabile, la carenza, l’assenza, l’inganno di stare bene, per poi ritrovarmi immotivatamente assediata da un esercito di nostalgia che rifluisce dal cuore fino a diffondersi alle periferiche del corpo, per poi tornare al cuore.

E per un attimo vado a ritroso, giungo a te.

Ti genero di nuovo, come nella favola di Esodo, secondo cui una montagna dopo tanto agitarsi per le doglie del parto, dette alla luce un topo.

Mi muovo nello spazio tracciato da un “noi” distante e lo percorro in tutta la sua estensione: ritrovo le persone, le vie, ogni sassolino gettato più lontano da una graziosa vista panoramica.

Ti invito nuovamente, ti chiedo di penetrare la mia anima e tornare dove non siamo più.

Questa passione è un supplizio, è un sentimento impetuoso che impedisce il controllo della ragione; rimango inerte di fronte ad essa e aspetto che passi.

Una volta finito il “tuffo” perlustro la successione disordinata di eventi e persone davanti a me, e mi ritrovo come un profugo, dopo un’inondazione, nella mia stanza dove niente ha più senso.

Persino ciò che sto scrivendo diventa una lettura difficile e incomprensibile, un geroglifico, una traslitterazione per meglio dire.

Allora è vero: mi sono abituata a star senza te!

Quello appena vissuto, è stato solo uno sregolato impulso verso il piacere di ricordarti.

Te lo dico in tutta libertà e franchezza: non sei il mio giogo, non mi attanagli il collo, né sono stata mai una tua prigioniera: mi attizza solo l’idea di ravvivarti, come un’operazione tecnica, un esercizio… dimostranti la mia schiacchiante superiorità.

Non posso accettare l’idea di essere soltanto “surgelata”! Non è vero che tornando nell’ambiente che ci apparteneva riprenderei ad essere quella di sempre.

Anzi, sai cosa ti dico?

Ho un’altra idea!

Mi infilo nel letto e non rispondo più al telefono e chiudo tutte le “finestre” così nessuno viene più a cercarmi e la smetto anche io di mettere le ganasce ai ricordi. Li lascio definitivamente volare nell’aria tra i pollini della primavera, tra le stelle del cielo, fino a scomparire con la prima pioggia e per evitare che parole o nodi restino impigliati nella gola faccio anche un bel gargarismo (guarda un po’!).

Ecco la soluzione, è proprio questa!

Però dovrei ammettere anche ciò che ho escluso fino a quest’istante e cioè che “mi è impossibile stare senza te”.

E allora, quale delle due?

Sono due prospettive identiche che tendono verso un difetto, una mancanza. Dov’è l’alternativa al “mal di vivere”?

Notizie da Dharamsala

girl_1200

di Sergio D'Elia


Cari lettori del Riformista, sono felicissimo di essere a Dharamsala. Respiro un'aria pulita, non solo perché siamo a 2000 metri d'altezza, ma perché diversa da quella che si respira nel nostro paese. È una giornata bellissima, la luce tersa illumina una fiumana di giovani e risplendono i colori del Tibet, il rosso amaranto, il giallo, in questo 10 marzo, anniversario della rivolta del popolo tibetano nel '59 contro l'occupazione cinese. Avvolto nella bandiera del Partito Radicale Nonviolento con in mano quella del Tibet grido «La marcia ha inizio!» e apro la manifestazione. Siamo l'unica delegazione internazionale presente alla marcia che durerà sei mesi per giungere al confine con la Cina in estate, per ottenere dalle autorità cinesi, nell'anno delle Olimpiadi, la riapertura del confine e il riconoscimento della libertà di movimento. Qui vive oggi il Grande Satyagraha mondiale per la pace, la libertà, la democrazia ed anche il Satyagraha di Marco Pannella in Italia. Sono qui con Matteo Mecacci e Marco Perduca, vice presidenti del Pr per confermare il sostegno alla lotta dei tibetani per la democrazia, in Cina innanzitutto, perché il rispetto dei diritti umani in Tibet passa dal rispetto dei diritti umani dei cittadini cinesi.
Abbiamo partecipato alla manifestazione ufficiale del governo tibetano in esilio dove è intervenuto il Dalai Lama oltre al presidente del Consiglio e al presidente del Parlamento e alla cerimonia delle organizzazioni non governative, nel corso della quale Matteo Mecacci annuncia l'avvio da Dharamsala da parte del Partito Radicale Nonviolento del primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace.

Di solito il Dalai Lama nelle celebrazioni di questo anniversario interviene alla fine ma oggi ha preso la parola per primo. Mi è apparso un uomo molto provato, stanco. Lascia la cerimonia subito dopo l'intervento con cui ribadisce la linea del dialogo nonviolento con le autorità cinesi, nonostante la repressione continui, per giungere al riconoscimento dello status di autonomia del Tibet. Negli ultimi tempi sta riducendo l'impegno "temporale" diretto nella politica per dedicare maggiore cura a quello spirituale. La linea del Dalai Lama è condivisa dal governo e maggioritaria nel Parlamento mentre tra gli oltre diecimila giovani manifestanti si respira una tensione per l'indipendenza. Ma tra loro non sono pochi i monaci tibetani che, oltre alla foto del Dalia Lama, issano quella del Mahatma Gandhi segno di un'anima nonviolenta anche nel movimento prò indipendenza.

matteo_235


Una signora ci viene incontro pronunciando il nome di Marco Pannella: tra questa gente Marco è quasi più riconosciuto e compreso come leader nonviolento che in Italia. In serata, il capo della polizia di Kangra notifica ai marciatori un ordine che vieta loro di uscire dal distretto, per cui la marcia potrebbe essere interrotta fra tre giorni, sempre che domani la polizia non impedisca nello stesso distretto la prosecuzione dell'iniziativa nonviolenta. Il nostro Satyagraha assume quindi ancora maggior valore politico e la nostra permanenza qui potrebbe protrarsi oltre il previsto.

Il Riformista, 12 marzo 2008

http://www.associazioneradicalesatyagraha.blogspot.com/

Pensieri e parole in viaggio

gandhi_600

(Gandhi, in Indian significa "droghiere")

Alice come sono tante, Alice permalosa, Alice bello sguardo, sguardo che ogni giorno perde qualcosa…

Ho ritrovato un vecchio cd nella tasca del sedile posteriore dell’auto; l’ho ascoltato mentre percorrevo una strada piena di curve e tanti pensieri, come l’intreccio dei rami di un albero che non ce la fa a fiorire.

La neve intorno ammorbidisce le vette. E’ marzo.

Ho inserito il cd perché Anna Finocchiaro ha iniziato a parlare ad intermittenza: radio  disturbata. Il 10 marzo, ore 17.00. Oggi se la memoria non fa cilecca la Bonino ha un anno di più: ieri è stato il suo compleanno.

Penso ad Anna, la Anna di Lucio Dalla, non quella politica, alla Anna di una canzone ascoltata, cantata, suonata quasi da tutti, alla Anna più conosciuta dalle menti, disegnata, inventata ... la stella di periferia, che a ballare non perdeva un ballo.

Penso anche a Marco, in verità, a Marco grosse scarpe e poca carne, con il cuore in allarme, donne intorno, poca vita: sempre quella.

Anna e Marco. La variante è data dalla “checca” che fa il tifo, mentre i sessi opposti, con le loro molteplici diversità, ballano, si guardano, si scambiano la pelle, allontanandosi mano nella mano.

E la checca che fa? Il tifo! Non balla, non guarda, non scambia la pelle con nessuno.

E l’America è lontana, dall’altra parte della luna. Qualche volta la luna si avvicina, qualche volta cade un mucchio di stelle dal cielo, su una Anna, allegra, giocosa, divertita e divertente che “avrebbe voluto morire”. Perché?

Che bello “tradurre” le canzoni… anche quelle in lingua italiana: c’è sempre, come in una poesia, un paesaggio da scomporre e ricomporre, un gioco con la fantasia… l’interpretare un artista chiuso in una stanza alla ricerca di musica e parole.

La prima domanda che feci al mio insegnante di chitarra fu: “secondo te, nasce prima la musica o nasce prima il testo?”.

Lui rispose: “dipende… a volte mancano le parole ma hai pronta la base strumentale; aspetti solo l’ispirazione!”.

Adesso è in Giappone (quel pezzo di terra che sin da piccolo ha sentito suo e che ha sempre visto nascosto dietro la luna!).

Una bella persona!

Sono assolutamente convinta del fatto che se un uomo sa suonare (e/o cantare) “è un uomo diverso”, o meglio costituisce la differenza, in quanto ha sensibilità e determinazione diverse… già solo la pazienza e la passione che occorrono per ripetere centinaia di volte lo stesso accordo pur di impararlo o variarlo, fino a non sentire più le dita (nel caso specifico della chitarra) o altro (se riferito ai vari strumenti).

A me erano venuti i calli, eppure non ho mai imparato bene. Ero come sorda: incaponita sul dover a tutti i costi rendere agili le dita e non sentivo più il suono.

La strada è ancora lunga. La strada mi viene addosso come una pioggia dal basso, a tratti.

Lo sguardo si sposta verso un piccolo “accumulo” di case, tutte diverse.

Non capisco perché “quelli dell’Urbanistica” rompono tanto il cazzo e poi permettono, come nel caso di specie, una cagata simile.

“Vincolo”: che bel termine.

Il vincolo costituito dalla parola data. Poi quando scoprirono i furbi si cercò il vincolo attraverso la carta.

La carta: che prezioso strumento insieme alla penna. Quando vedo un foglio bianco ho subito la tentazione di scriverci, e dopo tante parole lo straccio in tanti minuscoli pezzettini che rendono illeggibili persino le lettere.

Il padrone della casa dove abitavo da bambina, ogni volta che mia madre accendeva il fuoco (evento raro), si presentava con una busta piena di cartacce da bruciare perché secondo lui quello era l’unico modo per far sparire tutto. A dire il vero era un po’ fissato (quella fissità tipica degli ottusi che un po’ mi riguarda!)! Qualche volta, non contento, “strituzzava” persino la cenere.

Diceva sempre: “la carta è ‘immortale’ e anche ‘stracciata’ può essere ricomposta… meglio farla ardere”.

Amava viaggiare. Sognava l’America, ma si limitava a poche gite in Europa. Al suo ritorno mi portava sempre una bambolina: una di quelle con l'allegria malinconica stampata sul viso e con in mano una bandierina che, ancora oggi, trovi nelle tabaccherie degli aeroporti di fianco alle cartoline.

L’ultima fu una bellissima spagnoletta che, come tutti i giochi, diventò la mia migliore amica per una settimana, dieci giorni circa. Poi la mollai nel mucchio.

Cazzo! Oggi tutti i semafori sono rossi. O sono tutti verdi e io li scambio per rossi?

C’è il mio capo che ogni volta mi chiede di portargli il “libro” viola. In realtà è arancione, ma ormai tutti lo conosciamo come “viola”, tanto che a volte mi illudo persino che lo sia davvero.

Probabilmente anche il colore è un punto di vista. Ognuno di noi può vederlo come vuole. Così è se così vi ‘appare’!

Ecco un altro “agglomerato urbano”, con una squallida scuola elementare in pompa magna; poveri bimbi tra quelle mura ammuffite! Bocca chiusa Sto zitta va!

Il pensiero va alla mia “cantastorie” preferita, perdipiù bugiarda.

Quando è in vena mi chiede: “zia, quanto sei disposta a pagare per una poesia?”.

“Brutta stregaccia, mi chiedi i soldi in cambio delle tue cavolate?”

E lei: “Ogni mia parola è arte”.

Così finisco sempre per regalarle lo stesso taglio di banconota.

Un volta non mantenne la promessa: scrisse una poesia a metà e allora le diedi mezza banconota (la tagliai in due pezzi) con l’impegno di riattaccare l’altra metà a lavoro ultimato.

La poesia fu finita nel giro di tre minuti e mezzo con un banalissimo “Mangiare. Danzare. Che felicità.”.

Laddove finisce l’arte inizia il “folklore”. Ma anche il folclore è arte. Dipende sempre dai punti di vista.

Queste tre pagine diventeranno carta straccia perché io le trancerò in cento pezzi (o in due: fa lo stesso!). Le mie mani sono intenzionate ad ucciderle. Un’eco dice di non farlo perché a prescindere da come sono mal scritte conta ciò che di esse è stato realmente vissuto.

“Dici? Anche se non mi hanno condotto da nessuna parte e non ci condurranno neanche voi che perderete tempo a leggerle?”

So fare autocritica.

E accetto ben volentieri ogni critica perché la trovo utile per costruirci una riflessione e non per fare da base ad un’angosciante e snervante e inutile risposta.

Coop di pensieri

jan_saudek_500

A ruota libera.

“Cosa sono io per te?”

“Sei la donna da tenere nel cassetto, chiusa come i sogni.”

“Perché?”

“Perché così è come possederti per sempre.”

“Appartengono al nostro dominio l’opinione, il sentimento, l’avversione”, diceva qualcuno.

Questi “tre” se chiusi dentro noi stessi possono essere di qualsiasi entità, quando, invece, li condividiamo con un’altra persona dobbiamo mettere dei paletti per non incorrere in una violenza sull’altro.

L’opinione personale è senz’altro il personale pensiero.

Mi fa specie chi chiede (e capita di frequente!) “ti sei fatta un’opinione personale, no?”.

Come non avrei potuto. Io anche di fronte ad una mia opinione personale mi faccio un’opinione personalissima.

L’avversione è una “sottocategoria” del “reato” più grave dell’odio.

Odiare è un delitto. E già! Ma anche amare è un delitto… a volte.

Dall’odio sorgono i sentimenti (guarda caso!) più disparati perché “luogo comune” impone di definire l’odio “il risvolto dell’amore”, come anche l’“amore”.

Mah.

L’avversione di solito si prova verso qualcuno di cui abbiamo una certa opinione, non sempre, fra l’altro, esatta.

Capita penso a tutti di esprimere tra sé e sé un parere personalissimo e di constatare col tempo che l’avversione sempre espressa verso quel soggetto, quell’opinione, quel cibo, quel “tutto”, non è nient’altro che una nostra incapacità di andare oltre la superficie.

Troppo spesso le opinioni si fermano con la nostra mente pigra.

Invece, ragionando ogni opinione risulterebbe utile ai fini della conoscenza.

So di non sapere! E’ giustissimo. So di non sapere! E tutto quello che sapeva, povero Socrate!, fu costretto ad ingoiarlo con la cicuta.

E pensare che non esiste alcun verbale di quel memorabile processo.

Chissà cosa direbbe oggi Socrate guardando l’ammasso di saccentoni “semprevivi”?

Sono tempi diversi, è vero. Il suo periodo anticipava la nascita di Cristo. Per noi, invece, è già morto quasi duemila volte.

Quelli di Socrate erano tempi in cui bastava osservare un fiore sul margine della strada per fare trattati eterni sul concetto dell’amore, dell’odio, della libertà, etc…

Opinioni negate. Beh questo è un altro bel concetto.

Ci vorrebbe “un mare” di tempo per farlo naufragare o galleggiare. Non ne ho. Ma mi piacerebbe conoscerne qualcuna, perché c’è bisogno anche di quelle taciute o per meglio dire “messe a tacere”.

Perché per poter dire che un discorso è distorto, non condiviso, errato (secondo il proprio parere) bisogna conoscerlo altrimenti si genera solo un’inutile avversione e da qui deriva l’ignoranza.

“Cosa sono io per te?”

“Sei la donna dei miei sogni chiusa nel cassetto.”

“Perché?”

“Perché è l’unico modo, questo, in cui riesco ad amarti.”

I sentimenti.

Benedetto Iddio che li hai creati.

Potrei partire dalla nutella bianca mangiata all’alba e il sentimento profondo che ho nutrito per essa fino ad arrivare al mio amore per te, caro Dio.

Ma risulterei banale e scontata.

“Io ti amo”, ti dissi. E te lo dissi che ancora non ti conoscevo.

Come si può dire ti amo ad una persona che non si conosce?

“Non finirai mai di conoscere l’altro! Sono 50 anni che stiamo insieme e ogni giorno mi rendo conto di non conoscerlo, ogni giorno scopro cose nuove di lui”, diceva mia nonna.

Non mi ha mai parlato di Socrate - forse non ne aveva mai sentito parlare lei stessa -; fatto sta, però, che Socrate era anche in lei, nella sua vita di tutti i giorni.

“Sto soffocando, ti prego fammi uscire!”

Ti dissi ti amo e non sapevo ancora con esattezza il colore dei tuoi occhi.

Ma te lo dissi perché ero convinta che anche dopo 50 anni mi sarei ritrovata al punto dei 50 anni precedenti.

“Sono anni che ti chiedo di farmi uscire. Apri questo cassetto.”

E le due “n” di anni stanno lì a fagiolo. Altrimenti sarebbero “ani” e purtuttavia non sarebbe manco quella una malvagia definizione visti i “culi” che mi sto facendo per forzare l’apertura.

“Dai amore mio, apri questo cassetto.”

“Me ne sbatto il cazzo di te, e non chiamarmi amore mio.”

“Scusami se ti chiamo ‘amore mio’ ma ci chiamo anche il mio gatto.”

Ero giunta a questo punto.

Poi, col tempo, ho capito che amare l’altro significa amare tutto dell’altro: quello che è e quello che non è.

E allora mi sono accomodata nel tuo cassetto, insieme ai tuoi sogni. Questi ultimi, addirittura, sono diventati anche i miei. Vivo con loro ogni giorno, lontana da te.

E’ come se ti avessi vicino.

E’ come se tu fossi sempre qui con me.

Adesso andiamo così d’accordo che stento a crederci.

Ti stupisci anche tu, vero?

Ho imparato a vivere senza te pur vivendo con te.

Tutto sta nell’isolare l’altro.

Avevi ragione, amore mio - e scusami di nuovo se ti chiamo amore mio, ma ribadisco ci chiamo anche il mio gatto -,  ho chiuso anche te in un cassetto, insieme ai miei sogni.

E se i tuoi sogni sono diventati anche i sogni miei ne deriva che anche i miei sogni sono diventati anche i tuoi.

Rispetto tutto ciò che sei e che dici.

Rispetto la tua distanza e il tuo modo di amarmi.

Mi piace conoscere le tue opinioni, le rispetto; certe le condivido anche.

Non ho più alcuna avversione.

Solo un semplice sentimento chiamato “sentimento”, appunto!

(Immagine inserita: Jan Saudek, in Corriere.it)