Alice guarda i gatti, e i gatti guardano nel sole mentre il mondo sta girando senza fretta...

Il 21 luglio 1953 Gaetano Salvemini scriveva su Il Mondo: "...La realta' e' che quando un clericale usa la parola liberta' intende la liberta' dei soli clericali (chiamata "liberta' della Chiesa") e non le liberta' di tutti. Domandano le loro liberta' a noi 'laicisti' in nome dei principi nostri, e negano le liberta' altrui in nome dei principi loro" (Dalla liberta' religiosa alla peste vaticana, Maurizio Turco).

Amicizie erotiche a RISCHIO!

Cambia la carta d'identità dei sieropositivi nel nostro Paese

Aids, in Italia 11 casi al giorno

I contagiati sono soprattutto uomini, tra i 40 e i 44 anni. La prima causa? I rapporti eterosessuali

ROMA — Fanno sesso con partner occasionali, anche prostitute. Si infettano perché non usano il preservativo. Non immaginando di costituire un rischio per i loro compagni «ufficiali», portano la malattia in famiglia e all'interno della coppia. Sono soprattutto uomini, 40-44 anni. Ignari, lontani quindi dall'idea di sottoporsi al test. Cambia la carta d'identità dell'Aids in Italia. E' aumentata l'età media del contagio. I giovani paradossalmente sono meno esposti, perché è calato il consumo di eroina, e quindi la probabilità di bucarsi e scambiare siringhe infette. Ora la popolazione maggiormente colpita è quella degli adulti eterosessuali. Oltre la metà scoprono per caso di avere il virus dell'Hiv. Vanno dal medico perché avvertono i primi sintomi e quando ricevono la diagnosi, il 30% non riesce a ricostruire come possa essere successo. Ed è proprio la mancanza di consapevolezza che continua ad alimentare l'epidemia.

Ogni giorno undici italiani diventano sieropositivi (4.000 nel 2007): porteranno a 140 mila il numero di coloro che hanno contratto l'Hiv, con un 30-35 per cento di donne. I nuovi casi di Aids conclamata alla fine del 2007 saranno circa 1.200. Rivoluzionate le modalità di trasmissione rispetto a 10 anni fa. Quasi il 45% sono contatti eterosessuali, mentre tossicodipendenza e omosessualità, un tempo i due grandi serbatoi di diffusione, si sono ridotte al 20-28%. Bassa la soglia di percezione del pericolo. La gente ha abbassato la guardia, forse ingannata dai segnali incoraggianti che arrivano dal mondo della scienza. Nuovi farmaci, cure meno tossiche, la ricerca che ogni anno sforna rimedi compatibili con la vita quotidiana. Dalle 12 compresse al giorno, si è passati a un paio.

Entro l'anno in Europa verrà registrata la pillola «tre in uno», che riunisce tre molecole già disponibili. «L'Aids è diventata una malattia cronica — dice Andrea Antinori, primario dell'istituto Spallanzani dove sabato viene inaugurato il primo hospice di malattie infettive —. Chi comincia il trattamento quando il sistema immunitario non è compromesso, ha un attesa di vita di 20-30 anni. Il problema però è che il 40% arriva in ospedale in stadio avanzato. Siamo ad una seconda svolta, dopo quella del '97 quando venne messa a punto la triplice terapia con Azt, inibitori della proteasi e lamivudina. Abbiamo antiretrovirali che agiscono su diverse fasi della replicazione virale». Il virus viene attaccato da più parti, con molecole che bloccano la penetrazione nella cellula (inibitori della fusione) e l'integrazione nel suo genoma (anti integrasi). Fallita, per l'immunologo Fernando Aiuti, la via dei vaccini tradizionali, da inoculare: «La sperimentazione in Sud Africa del candidato più promettente, con tre antigeni, è stata chiusa. Credo bisognerà tentare altre strategie, indirizzare altrove gli investimenti ».

Si muore di meno, le medicine funzionano. Così il virus dell'Hiv ha smesso di fare paura. E addio preservativo. Secondo uno studio recente in 5 centri, dopo la diagnosi il 30% dei pazienti ha avuto almeno 20 partner sessuali, il 20% non ha usato protezione. Per contrastare il fenomeno, il ministero della Salute parte con una campagna che per la prima volta indica il condom come sicuro strumento di prevenzione. Domani viene presentato uno spot televisivo girato da Francesca Archibugi, protagonisti due coppie di giovanissimi e di adulti le cui storie si incrociano. Testimonial Ambra Angiolini. Sabato, Giornata mondiale contro l'Aids, al Palalottomatica di Roma un grande concerto promosso dal ministero di Livia Turco.

Margherita De Bac - www.corriere.it

29 novembre 2007

Micio miao timidone

Nel luglio del 2006 veniva affidato alla senatrice ds - oggi appartenente al Partito democratico - Fiorenza Bassoli l’incarico di relatrice per il disegno di legge sulle direttive anticipate di trattamento, meglio note con il nome di «testamento biologico». La legge era in discussione nella Commissione Igiene e Sanità del Senato, presieduta dal professor Ignazio Marino. Alla senatrice Bassoli era stato assegnato il compito di presentare una proposta che potesse finalmente consentire alla Commissione Sanità, dopo mesi di dibattiti e audizioni, di iniziare l’esame di un testo legislativo condiviso. Nella prima metà del giungo scorso, dopo un lungo e articolato scontro all’interno della maggioranza, è stato deciso di non presentare un disegno di legge unificato, né di presentare come testo base uno tra gli otto presentati. Arrivare alla discussione generale senza testo unico è stata una scelta certamente non condivisa da parte nostra, ma poco condivisa anche nella maggioranza e persino in parte dell’opposizione. In questo modo, infatti, i tempi dell’iter parlamentare si sarebbero inevitabilmente allungati, cosa puntualmente avvenuta. L’opposizione, che si era detta pronta a discutere su un testo unificato, ha puntato l’indice sulla difficoltà della maggioranza a raggiungere una posizione condivisa. Dopo tutti questi lunghi mesi di discussione (a partire dall’ormai lontana primavera del 2006), le decine di sedute, gli scontri politici e mediatici, il risultato è un vero e proprio stallo. La legge sul testamento biologico, presente anche nel programma di Romano Prodi come strumento legislativo che deriva con naturalezza dal principio del consenso informato e dall’autodeterminazione personale in materia di decisioni sanitarie, è oggi arenata. A luglio la senatrice Bassoli, a proposito del non luogo a procedere di Mario Riccio, aveva dichiarato: «Sono ottimista, la legge sul testamento biologico si farà». Già, ma quando? «Si tratta - sono ancora le parole della senatrice Bassoli - di fare una legge che tuteli i diritti di soggetti non più in grado di esprimere direttamente le proprie volontà». Ebbene, questi diritti non sono ancora garantiti oggi. Le persone che non sono più in grado di manifestare il proprio volere devono affidarsi alle decisioni dei medici o dei parenti, senza l’opportunità di essere rispettati in una delle scelte più personali, e più drammatiche, della nostra esistenza. Che cosa ne è stato dei buoni propositi della senatrice Bassoli? Che cosa è successo in questi ultimi cinque mesi di distanza? Assolutamente nulla! La senatrice Bassoli non ha mai presentato alcun testo unificato e la questione non è nemmeno più stata messa all’ordine del giorno della Commissione Sanità. I testi in discussione sono passati da otto (tre della Casa della Libertà e cinque della maggioranza) a undici (con le ultime aggiunte di Rifondazione Comunista, Verdi e Italia dei Valori): forse è impossibile trarre una soluzione «condivisa» tra testi che su molti punti presentano soluzioni opposte. Quello che conta è una soluzione liberale, cioè che garantisca la libera scelta individuale, sia di chi decida di avvalersi del testamento biologico sia di chi decida di non farlo, come accade ogni volta che una legge offre la possibilità di scegliere tra diverse opzioni. Anche la sentenza della Cassazione sul caso Englaro sembra andare in questa direzione, riconoscendo anche in modo differito nel tempo il diritto costituzionalmente garantito a scegliere sulle proprie terapie. Poco importa a questo punto stabilire le singole responsabilità di tale assoluto fallimento. Poco importa anche capire fino a che punto la senatrice sia soltanto l’esecutrice materiale di un disegno politico preciso di affossamento del testamento biologico da parte dei vertici del Partito democratico. Il rispetto per i mesi di impegno parlamentare, che ha coinvolto non solo i senatori, ma anche centinaia di esperti e l’opinione pubblica, dovrebbe imporre alla senatrice Bassoli di dimettersi da relatrice. Continuare a invocare «altre urgenze», sia da parte della senatrice Bassoli che di altri rappresentanti politici, al fine di evitare la discussione di un tema che rischia di spaccare gli accordi e di provocare aspre discussioni, è inaccettabile. Sarebbe più onesto rinunciare a un incarico se non si vuole o non si può portarlo a termine. Mi auguro che il presidente Marino non si sia ormai rassegnato a veder andare in fumo il lavoro di tutti questi mesi, e sia lui stesso a sollecitare la Commissione Sanità affinché sia individuato qualcuno disposto a fare il relatore invece che l’affossatore del provvedimento.

il Riformista

di Marco Cappato

L'eco degli addii

Mi sono avvicinata all’acqua immergendo le dita più lunghe e ho... [...]

La lingua batte dove il dente duole

(foto carina, rubata ai sigg. Pacsiamo - rubata a loro volta - tanto per sottolineare l'insistenza di Alice sull'argomento Moratoria! Speriamo bene!! Domani il voto!)

L'amore è:

Elisabetta Tulliani, dopo la love-story con l’affascinantissimo ex presidente del Perugia calcio Luciano Gaucci... [...]

Dipinsi l'anima...

Dipinsi l’anima su tela anonima.

Il ritratto non era dei migliori, la mia anima arrivò poco dopo di me. Ci salutammo con un sorriso e, per la prima volta, mi chiese come stavo. Indossava come al solito i pantaloni e la maglia nera, ma non si era ancora pettinata, aveva i capelli sciolti sulle spalle. Le dissi che stavo bene, che avevo dormito poco. Non mi chiese altro, bevve due tazze di caffè, in piedi. Continuammo a ridere, sembrava che una città intera ridesse, era un curioso spettacolo.

La nonna della mia anima, una volta mi vide ridere in modo infantile (d’altronde avevo 7 o 8 anni) e mi disse: attenta, perché chi ride “di” venerdì piange “di” sabato, “di” domenica e “di” lunedì!

E pensare che io non ho riso venerdì e ieri - lunedì - ho pianto. Dove si compensa per me il destino? Che teorie, dolce nonna!

Un colpo di tosse nel sonno e nonna non c’è più; vai a salutarla anima. Sta sorridendo a tutte le comari che, mentre fuori c’è la neve, continuano a sventolare il ventaglio e a “biascicare” Mater Christi, ora; Mater divinae gratiae, ora; Mater purissima, ora; Mater castissima, ora; Mater inviolata, ora; Mater intemerata, ora pro nobisssssetc fino a quando si arriva alla Rosa mystica e non si sente più ora pro nobis ma sssssssss. La tortura della preghiera: se non preghi l’anima non sale.

Le stesse donne che hanno coperto lo specchio con un telo bianco. Quale il significato? Scene di film di altri secoli, eppure è passato soltanto un quarto di secolo; era la nonna della mia anima.

La grande e unica nonna che trentacinque anni fa, a differenza di tutto il resto della famiglia, non odiò sua nuora quando diede ai medici il consenso per l'interruzione della vita di suo marito (mio zio) in coma da svariati mesi dopo un incidente. Lo avevano fatto visitare in America, in Italia, ovunque… non c’era alcun modo per poterlo salvare. Mia nonna disse che preferiva pensare a suo figlio come ad un angelo anziché vederlo senza essere riconosciuta per il resto dei suoi giorni. Custodì tutti i libri di quell’uomo che io non ho mai conosciuto in una cassapanca depositata in un luogo inviolabile: una sorta di sgabuzzino dove già soltanto il muro vivo e la finestra impolverata odoravano di morte. La mia anima entrava raramente e di nascosto poiché se non c’era abbastanza luce o rumore sentiva tutte le altre anime urlare; meno raramente quando sul davanzale c’erano i fichi neri ad essiccare.

E allora, cara Francy, come lo descrivo un infinito cerchio?

Di spunti reali ne ho molti, ho acquistato tutti i colori, ho disegnato cerchi - alcuni non si chiuderanno mai - e la tela nonostante i ripetuti tentativi resterà sempre anonima. Nessun passante si è mai interessato di arte… ma la bellezza dell’anima risiede proprio nel fatto che a prescindere dagli altri essa non cessa mai di essere. Sono solo i giorni a spegnersi.

La sera, come tutte le sere, venne la sera. Non c'è niente da fare: quella è una cosa che non guarda in faccia a nessuno. Succede e basta. Non importa che razza di giorno arriva a spegnere. Magari era stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla. Arriva e lo spegne. Amen. Così anche quella sera, come tutte le sere, venne sera...

Gli uomini con le pistole spareranno colpi in aria o accidentali, l'anima non sarà perforata da alcun proiettile né andrà mai in quella grande oasi di pace che tutti raccontano; resterà qui, tra noi, a tormentarsi - tra mille altre tele anonime -, a sopportare la negligenza o l'indifferenza... in attesa della sera.

Daniele Capezzone

Daniele Capezzone lascia la presidenza della Comm. Attività produttive della Camera e il gruppo della RnP

 

 

con una lettera al Presidente della Camera

 

7 novembre 2007

 

Alla cortese ed urgente attenzione

del Presidente della Camera dei Deputati

 

e, per doverosa e opportuna conoscenza,

al Presidente del Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno

e al Presidente del Gruppo parlamentare misto

 

Roma, 7 novembre 2007

 

Signor Presidente,

 

vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose.

Questo è a maggior ragione necessario ed opportuno se riteniamo che non tutto sia “Casta”, e che sia invece ancora possibile -anche in Italia- vivere l’impegno politico e civile come momento alto, nel quale il piano delle convinzioni non sia sovrastato da quello delle convenienze, dei tatticismi, dei piccoli calcoli di parte o personali.

E’ anche un messaggio per le generazioni più giovani, affinché non perdano la speranza di contribuire a costruire un Paese diverso, più moderno, più libero, e non rinuncino -magari comprensibilmente nauseati, distanti, indifferenti- ad un impegno diretto in una politica che vivono come lontana e, in ultima analisi, infrequentabile.

Nel nostro Paese, l’istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: le dimissioni vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma -nella maggior parte dei casi- non si presentano, non si danno. E prevale, anche nei luoghi teoricamente meno sospettabili, un tetragono attaccamento al potere, o alle briciole di potere più o meno fragilmente e provvisoriamente conquistate.

Tutto ciò premesso, Le scrivo per comunicarLe le mie dimissioni dalla Presidenza della Commissione attività produttive della Camera.

Il motivo di questa mia decisione è molto semplice: considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l’assetto politici che determinarono anche quella mia elezione. Qualunque cosa accada infatti al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza -di fatto- non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l’attuale Governo, ma l’attuale maggioranza politico-parlamentare.

Come Lei ricorderà, sin dalla legge finanziaria dell’anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall’Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o “segnali”, ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente.

Mi pare infatti che in tanti, in troppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell’esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese: di qui, la mia decisione. E aggiungo che la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle …italiane). Bastano pochi giorni, al limite alcune settimane, per capire se esiste davvero la volontà politica comune di cambiare la legge: dopo di che, le forze politiche farebbero bene a non protrarre un’agonia al solo scopo di cercare di togliere agli elettori la possibilità di decidere.

E la mia preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell’accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica. Non io o personalità a me vicine, ma autorevoli economisti non certo ostili all’attuale maggioranza, hanno parlato di “tax push”: è il ben noto meccanismo per cui, quando le entrate fiscali aumentano, queste risorse aggiuntive vengono subito spese, rendendo ancora più vasta la voragine della spesa pubblica. E questo è il punto drammatico: proprio dopo un anno di pressione fiscale (a mio avviso, lo ripeto ancora, eccessiva e sbagliata: e oggi lo riscontriamo in termini di mancata crescita), quando ci si rende conto di avere denaro in cassa, anziché usarlo per ridurre fortemente le tasse o il debito pubblico, che si fa? Si spende, si spende, si spende.

Per tutte queste ragioni, dunque, lascio la Presidenza della X Commissione della Camera. E’ stato per me un autentico onore presiederla, in questo anno e mezzo. Desidero ringraziare tutte e tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo lavorato in modo a mio avviso ammirevole, pur in un contesto politico così poco facile. Mi auguro che i cittadini possano sapere (lo ripeto: anche in condizioni politicamente negative) quale e quanto sia l’impegno di tanti parlamentari, e quale sia stata -non di rado- la capacità dei diversi gruppi di misurarsi in Commissione in una sfida in positivo nella direzione liberale e riformatrice. Con autentica gratitudine rivolgo il mio pensiero anche alle funzionarie e ai funzionari della Commissione e del Servizio studi, esempio di una eccellenza professionale, oltre che di una straordinaria disponibilità personale, che onora il Parlamento della Repubblica, e che non potrò dimenticare. E lo stesso vale per tutte e tutti i dipendenti della Camera che ho incontrato in questi mesi, ad ogni livello: esempi di professionalità e correttezza assolute.

Mi permetto di affidare a Lei e al Presidente del Senato un frutto importante di questo lavoro di Commissione: è la proposta di legge bipartisan, di cui ho l’onore di essere primo firmatario, per l’apertura immediata delle imprese, per la sburocratizzazione, e per un nuovo rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione. L’abbiamo approvata a vastissima maggioranza sia in Commissione che in Aula alla Camera; al Senato è passata sostanzialmente all’unanimità in Commissione, con lievi modifiche, ed è ora già calendarizzata in Aula al Senato. Basterebbe pochissimo al Senato, e davvero poco di nuovo alla Camera (sarebbe forse, in tempi netti, un lavoro di poche ore!) per condurre in porto un provvedimento che è atteso dal mondo produttivo e da tanti cittadini. Lavorerò con tutto me stesso, con tanti altri colleghi di ogni appartenenza, perché questo obiettivo di riforma possa essere centrato.

Contestualmente alle mie dimissioni da Presidente di Commissione, comunico anche la mia decisione di lasciare il Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno, e di chiedere di aderire al Gruppo misto. Il Gruppo della Rosa nel pugno sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l’appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura “a prescindere”…) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza.

Grazie, e un cordiale saluto.


Daniele Capezzone

 

da www.radicali.it

Niente

In quell’armonia di te e il mondo in fuga, in quel tuo volto sposato con il contesto ho trovato il mio “niente” definitivo.

Stavolta lo sguardo è deciso, è un occhio nudo di chi sa cosa occorre ad un “noi” mai arrangiato neppure, sebbene idealizzato tra i tanti “plurali” possibili e forse neanche tanto sbagliati.

E’ il canto finale del nostro dialogo tra sordi, dell’inutile ricerca di un problema nel problema, di quel tuo essere “disordinato” nell’espressione, impreciso nelle poche sincere ricerche di te attraverso lo specchio: unico strumento da me posseduto per il solo grande scopo di ergerti. Niente. In te risiede il nulla. ...Il problema c’è; è nascosto in quell’alternativa che ti ostini a creare per gli altri seppellendola per te stesso. Eppure, anche la morte è un’alternativa alla vita benché non sia degna di essere considerata tale.

Sto pensando a "molto"!

[...]

Corri Aria, c'è da eleggere un Presidente. Non è un Presidente ma è il Presidente.  Una ginnastica di finti storpi. Io non sono come loro: posso alzare le mani... ma vi prego non schiacciatemi contro il muro. 

...

Quanto accadde poi è prosa moderna.

tratto dal libro Dio, quanto ti ho amato di E. Zukavoff

Sospendiamo la pena capitale nel mondo

ITALIA IN PRIMA LINEA NEI NEGOZIATI

Pena di morte, si sblocca la moratoria

Depositato all'Onu il testo che abolisce la pena capitale. Voto previsto nella seconda metà di novembre

NEW YORK - Dopo una maratona negoziale, in extremis è stato depositato all'Onu il testo della bozza di risoluzione per una moratoria sulla pena di morte: oggi era l'ultimo giorno per depositare il testo in tempo utile per farlo passare entro questa sessione dell'Assemblea generale. Sull'iniziativa l'Italia ha condotto per mesi una battaglia in prima linea in Europa. Sono 72 i Paesi cosponsor del testo depositato presso la terza commissione dell'Assemblea generale, competente per i diritti umani, e presentato da Nuova Zelanda e Brasile. La risoluzione «dovrebbe essere presumibilmente votata entro novembre», riferiscono fonti Onu, per le quali «il numero di 72 Paesi cosponsor rappresenta un'ottima base di partenza» per arrivare ai 97 voti necessari per l'approvazione».

BONINO IN LACRIME - Negli ultimi giorni si erano intensificati i contatti dei diplomatici italiani per compattare il fronte del no alla pena capitale, riuscire ad avviare il negoziato e a far sì che la risoluzione venga votata nella seconda metà di novembre. Il ministro per le Politiche comunitarie, Emma Bonino, di ritorno da New York per promuovere l'azione del governo italiano, è scoppiata in lacrime quando ha appreso la notizia durante il congresso dei radicali italiani, alla Fiera di Padova. Un pianto liberatorio, di gioia, per la notizia. L'applauso dei congressisti va avanti per più di 5 minuti tra abbracci e strette di mano dei radicali ed esponenti delle varie associazioni che si sono battute per la moratoria della pena di morte nel mondo.

PRODI: «PASSO IMPORTANTE» - Soddisfatto anche il premier Prodi: «Con oggi speriamo di aver compiuto un passo definitivo e irreversibile verso l'approvazione della moratoria sulla pena di morte. E' una grande soddisfazione non solo per il governo italiano, che ha speso grandi energie per ottenere questo risultato, ma anche per il Parlamento che con un voto unanime - ha proseguito il premier - aveva dato forte impulso e convinto appoggio all'azione dell'esecutivo».

NON VINCOLANTE - È una corsa contro il tempo quella ingaggiata dall'Unione europea e dalla diplomazia italiana per arrivare all'adozione di una risoluzione di moratoria sulla pena di morte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una risoluzione simile, tuttavia, è più che altro un messaggio politico, in quanto non è vincolante. L'Italia, che ha agito dietro la presidenza portoghese, ha cercato di arrivare in terza commissione a presentare una bozza messa a punto anche solo dall'Ue o da un gruppo ancora più ristretto di Paesi, ma con un nutrito gruppo di cosponsor - tra 65 e 70 - perchè si possa cercare di convincere già all'indomani dell'avvio dei negoziati altri stati utili al raggiungimento del quorum necessario per l'adozione in assemblea: 97 nazioni.

http://www.corriere.it/ (1 novembre 2007)

Dall'altra parte della luna...

giovedì 01 novembre 2007 

E Romano gode con Spinelli
[...]

Coltivare marijuana?

Se la pianta è ornamentale, si può.

 

Una piantina da esporre, per dare colore a una stanza o a un terrazzo. Hanno valutato così la canapa indiana i giudici supremi della corte di Cassazione, “autorizzandone” la coltivazione in piccole piantagioni domestiche per poi venderle come pianta ornamentale. La decisione è stata espressa nella sentenza 40362 della VI sez. penale, che ha confermato l’assoluzione di un uomo che vendeva, sistemate in vasetti con tanto di lumini, piantine di marijuana prodotte in casa e “fatte crescere” nella vasca da bagno. In particolare, la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla procura della Corte di appello di Genova contro l’assoluzione (pronunciata sia in primo grado che in secondo grado) di Luciano M., un uomo di 57 anni nella cui abitazione erano state trovate cinque piante di canapa, l’ultima delle quali ancora “in preparazione” nella vasca da bagno. Ad avviso del Pg di Genova, che ha protestato contro il verdetto assolutorio, “non è possibile ipotizzare che un privato possa lecitamente coltivare piante di canapa indiana per scopi ornamentali, in quanto il legislatore considera pericolosa per la salute ogni forma di diffusione della droga”. Gli “ermellini”, però non hanno condiviso questa tesi e l’hanno giudicata “infondata” sottolineando che “la coltivazione delle piante, da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti, che non si configuri come coltivazione in senso tecnico-agrario rimane nell’ambito della coltivazione domestica” e non costituisce reato.

 

 

La sentenza ha scatenato polemiche tra chi, come il deputato di Forza Italia, Gabriella Carlucci, si chiede “quali siano i parametri per prendere una simile decisione. E se nella coltivazione stessa non sussista già una pericolosità concreta al potenziale uso e spaccio di droga”. E chi, invece, come Gianpaolo Silvestri, senatore del gruppo Verdi-Pdci, si dice soddisfatto perché “è bello sapere che anche la Cassazione ama le virtù terapeutiche del mondo vegetale”. (S.G.) - Il Messaggero, domenica 1 novembre 2007