Alice guarda i gatti, e i gatti guardano nel sole mentre il mondo sta girando senza fretta...

Il 21 luglio 1953 Gaetano Salvemini scriveva su Il Mondo: "...La realta' e' che quando un clericale usa la parola liberta' intende la liberta' dei soli clericali (chiamata "liberta' della Chiesa") e non le liberta' di tutti. Domandano le loro liberta' a noi 'laicisti' in nome dei principi nostri, e negano le liberta' altrui in nome dei principi loro" (Dalla liberta' religiosa alla peste vaticana, Maurizio Turco).

Carcere di Marino del Tronto (AP)

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Posso fare la maga, un po’ strega lo sono, a onor del vero. Alice lo sa!

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Da Il Resto del Carlino – Lunedì 1 febbraio 2010

 

“Marino, un carcere sovraffollato”

 

Radicali e Socialisti visitano la struttura: “Poco personale e troppi detenuti” di Emanuela Astolfi

 

E’ preoccupante per la delegazione di Radicali e Socialisti che ha fatto visita al super carcere di Marino il sovraffollamento della struttura. Come preoccupano la carenza di organico e l’assistenza sanitaria. Nelle celle ci sono infiltrazioni di umidità. Se si accende il riscaldamento non c’è l’acqua calda per lavarsi e i detenuti chiedono maggior supporto psicologico. Il carcere è stato al centro di un’ispezione tesa a verificare le condizioni della sanità penitenziaria e i problemi legati al sovraffollamento. La delegazione di Radicali guidata dal senatore Marco Perduca e di Socialisti con il consigliere regionale Antonio D’Isidoro è entrata nel super carcere ieri intorno alle 10. C’erano anche l’avvocato Andrea Granata, tesoriere dei Radicali Marche, e il responsabile del gruppo Psi Regione Marche, Ivo Costamagna. La capienza regolamentare del carcere è pari a 98 unità. All’interno la delegazione ha trovato 117 detenuti. “Ci sono 43 persone in regime di 41 bis - spiega il senatore Perduca -. Un regime speciale al di fuori del circuito che può essere sovraffollato. La capienza regolamentare della casa circondariale è di 36 unità. Stamattina (ieri, ndr) ce n’erano 74. Più del doppio. Di questi 30 detenuti stanno scontando condanne definitive, 23 sono imputati e 21 appellanti o ricorrenti”. Dei 74 che sono in regime di 41 bis, 40 sono italiani, 34 sono stranieri, soprattutto albanesi e macedoni.

“Quest’estate - aggiunge Perduca - si è arrivati a stare in otto in una cella che può ospitare solo tre detenuti, che ha un bagno a vista coperto da un tendone, letti a castello di quattro piani”. Sovraffollamento ma anche carenza d’organico. “La mancanza di personale è dovuta - dice Perduca - anche al blocco delle assunzioni. Da qui a fine anno andranno in pensione 10 agenti”. Poi c’è il trasferimento delle competenze sanitarie “dal Ministero alla Regione” che secondo la delegazione aumenta i costi e allunga i tempi. “Ci sono strutture all’interno del carcere - spiega D’Isidoro che ha presentato un’interrogazione in Regione - che non si possono utilizzare, come radiologia, perché i detenuti devono essere trasferiti all’Asur”. La delegazione ha avvertito un clima di solidarietà e vicinanza tra i detenuti e gli agenti. “Bisogna lavorare di più sulla formazione che ha risentito dei tagli - conclude Perduca - per preparare i detenuti che un giorno usciranno. Adesso nel super carcere di Marino lavorano sette persone: quattro in cucina e tre addetti alle pulizie”.

 

Da il Corriere Adriatico – Lunedì 1 febbraio 2010

 

Polizia penitenziaria sotto organico

 

Supercarcere affollato – Appello dei radicali

 

Ascoli – “Con una popolazione di 117 contro i 63 regolamentari, anche la casa circondariale di Ascoli è nella media italiana in quanto ad affollamento. In celle per tre sono ammassati sei detenuti – in estate la situazione ha raggiunto picchi di letti a castello di quattro piani – senza acqua calda, né attività formative o di svago”. Lo affermano in una nota il sen. Marco Perduca (radicale eletto con il Pd) e Andrea Granata, tesoriere dell’Associazione Radicali Marche, che ieri hanno visitato il carcere di Marino del Tronto, insieme al consigliere regionale socialista Antonio D’Isidoro e al coordinatore socialista Ivo Costamagna. Secondo Perduca e Granata, che non hanno potuto visitare la sezione dei 43 detenuti in regime di 41 bis, “solo la metà degli altri carcerati ha una sentenza definitiva, e solo la qualità dei rapporti umani tra polizia penitenziaria, sotto organico del 30% e popolazione carceraria riesce a mantener sotto controllo una situazione altrimenti potenzialmente esplosiva”. “Molto preoccupante – a giudizio dei due esponenti radicali – la qualità del servizio sanitario offerto. A seguito del passaggio alle Asl non sono più presenti medici specialisti, il che impone il sistematico ricorso alle strutture esterne allungando i tempi di risposta e aumentando i costi della scorta”. In questo contesto “è urgente che la Regione affronti il problema del diritto alla salute delle persone carcerate e che dia immediato seguito alla decisione di potenziare l’assistenza psicologica, l’unica in grado di poter gestire in modo professionale i disagi della vita in carcere”.

 

Da Il Messaggero – Lunedì 1 febbraio 2010

 

Anche il carcere di Ascoli scoppia di detenuti di E. Man.

 

La denuncia dopo il sopralluogo di Perduca, D’Isidoro, Costamagna e Granata

 

Ascoli – Il sovraffollamento delle carceri e il problema della sanità penitenziaria non risparmiano neanche il supercarcere Marino del Tronto. I problemi ci sono e sono tanti, tutti denunciati ieri mattina da una delegazione guidata dal senatore Marco Perduca (Radicali) e composta dal consigliere regionale (Psi – Gruppo consiliare misto) Antonio D’Isidoro, dal responsabile del gruppo Psi regionale Ivo Costamagna e dall’avvocato Andrea Granata tesoriere di Radicali Marche che hanno visitato la struttura ascolana. Quasi due ore di sopralluoghi all’interno del carcere di massima sicurezza diretto da Lucia Di Feliceantonio. “Il numero dei carcerati preoccupa perché è di 117 sui 98 previsti. – denuncia Perduca – Di questi 43 sono detenuti del 41 bis. La capienza per i carcerati “comuni” è di 36 unità, ma ce ne sono 74, più del doppio: 30 sono con pena certa, 23 imputati e 21 appellati o ricorrenti. Dei 74 detenuti “comuni”, 40 sono italiani e 34 stranieri quasi tutti albanesi e macedoni”. Perduca denuncia il grande problema del personale. “E’ del tutto insufficiente. E’ vero che è un problema nazionale – dice – ma qui tra breve una decina di unità di polizia penitenziaria andrà in pensione e le assunzioni sono bloccate. Questo è un grave problema”. “In alcune celle – continua Perduca – ci sono fino a 6-8 detenuti ammassati uno sull’altro. Ci sono celle in cui il bagno è diviso da una tenda. Per non parlare che quando i termosifoni non sono accesi non c’è acqua calda per la doccia”. “Fino a 5 anni fa la sanità carceraria era gestita dal Ministero di Giustizia, poi è passata alle Regioni. Il risultato oggi è che non c’è un servizio sanitaria adeguato. – insiste Perduca – Anzi è fortemente carente. Ascoli per il fatto della presenza di detenuti del 41 bis ha sempre un medico ed un infermiere in servizio ma è del tutto insufficiente”. A Marino del Tronto ci sono stati “solo” due tentativi di suicidio, un numero limitato rispetto ad altre realtà carcerarie. D’Isidoro, che nei giorni scorsi ha presentato una interrogazione al Consiglio regionale sullo stato della sanità penitenziaria marchigiana, ho posto l’accento sui limiti dell’assistenza sanitaria da parte della Regione Marche e sulle difficoltà di trasferire le apparecchiature sanitarie. “Inoltre – ha denunciato D’Isidoro – sono state fatte richieste di attrezzature e spazi maggiori per i detenuti costretti all’ora d’aria in una cella senza il tetto. Spazi già esistenti all’interno della struttura ma per i quali ad oggi nessuno dà il nulla osta per utilizzarli”. “Non vengono realizzati – continua D’Isidoro –, di concerto con la Provincia, corsi di formazione per quei detenuti che quando usciranno non sapranno cosa fare non avendo alcun mestiere. Il taglio dei fondi ha ridotto notevolmente anche il lavoro interno. Oggi solo 4 detenuti sono occupati in cucina”.

 

Una lampada per ogni detenuto

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Alice va ad intervistare due ex detenuti: una donna, detenuta al Carcere di Castrogno di Teramo, e un uomo, detenuto al Carcere di Marino del Tronto (Ascoli Piceno). Lei si chiama Amira, lui si chiama Antonio, entrambi poco più che quarantenni.

Alice: Amira tu sei stata al Carcere di Teramo per quanto tempo?

Amira: Pochi mesi, poi ho trascorso altrettanto tempo agli arresti domiciliari e ora sono in attesa di sentenza definitiva.

Alice: Com’è stata la tua esperienza?

Amira: Beh, non è stata sicuramente positiva. Sono stata rinchiusa a Teramo perché come ben sai le donne vanno rinchiuse lì, ed ero in cella con altre tre donne di cui chiaramente non posso raccontare alcunché. Sento ancora l’odore di quella stanza, l’odore acre di donna sofferente.

Alice: L’odore acre?

Amira: Sì, le donne in certe condizioni puzzano molto di più degli uomini… i loro capelli, la vagina. Una puzza terribile.

Alice: E cosa facevate durante il giorno?

Amira: Niente! Io sono stata spesso male e non c’era assistenza infermieristica adeguata, anzi… non c’era quasi per niente. La domenica io e la mia amica Susy ci rannicchiavamo sul mio letto e pregavamo perché non c’era neppure un prete a dir messa. E nel restante del tempo sentivo solo un chiasso insopportabile, anche durante la notte quando il silenzio era d’obbligo.

Alice: A volte capita, appunto, che nel gran silenzio della notte si distingua ogni piccolo rumore e ci sembra così forte che diventa quasi insopportabile.

Amira: Beh, tu considera che lì eravamo il doppio di detenuti di quanti il carcere potesse contenerne. Poniamo il caso che potessero esserci 215 detenuti, quando ci sono stata io ne eravamo circa 400.

Alice: Un bel po’! E come mai sei finita dentro?

Amira: Potrei raccontarti mille frottole, dirti che ho messo sotto con la macchina mio marito perché l’ho trovato a letto con l’amante maschio, oppure che ho strangolato mia suocera, o che molto più banalmente ho venduto alcune dosi di cocaina…

Alice: Quali sono stati i pensieri in quei giorni di detenzione?

Amira: La mente dapprima si concentra sulla vergogna, sul rimprovero, sui sensi di colpa verso i familiari, poi, quasi come una condanna, si dirige verso i sogni, verso quello che non si è fatto e che si vorrebbe fare, occasioni sprecate, etc….

Alice: ...Verso un’analisi, dunque.

Amira: Io non sono arrivata ad analizzarmi sul perché avessi compiuto quei gesti, insomma, sul perché avessi commesso i reati che poi ho commesso. E’ stata una specie di sopravvivenza, altrimenti avrei con molta probabilità rischiato la pazzia.

Alice: Credo che in quel senso di vergogna si racchiuda un po’ anche l’analisi. Io penso banalmente che la vergogna sia una prima autocondanna… qualcosa che esce a prescindere, una sorta di “voce della coscienza”.

Amira: Forse sì.

Alice: E il marito che hai investito?

Amira: Non ho un marito :-). Avevo un fidanzato ma ho scoperto dopo pochissimo tempo che il suo amore per me era pari a quello che si può provare per i pesciolini rossi di un acquario: il 15,6% insomma… poco più o poco meno.

Alice: E non l’hai più rivisto?

Amira: No. Un giorno venne mia madre a farmi visita e mi portò una sua lettera in cui mi chiedeva di dimenticarlo perché si sentiva estraneo alla mia morale. Per lui ero diventata un essere immorale.

Alice: Beh, almeno ti ha mandato una lettera. Ora scusami ma mi concentro un attimo su Antonio.

Antonio: Io ti chiedo di censurare molte delle cose che dirò, identicamente ad Amira, perché non mi sento di voler diffondere tutto.

Alice: Eh sì, ma con questa storia… siete peggio delle Guardie piene di omertà.

Antonio: Vabbè, cerca di prendere il meno possibile. Ti racconto tutto io, tanto credo che le domande siano le stesse che hai rivolto a lei.

Alice: Sì, più o meno.

Antonio: Quando sono stato in carcere parlavo spesso con i miei compagni di cella. C’era un tizio, molto acculturato, che ogni giorno ci raccontava storie diverse di serial killer, omicidi, strangolamenti, gente che lui stesso aveva conosciuto e di cui aveva persino paura.

Alice: Serial killer veri? O semplicemente si trattava di pluriomicidi?

Antonio: Qual è la differenza?

Alice: Beh, il serial killer ha una motivazione: la distruttiva e sadica associazione di sesso e morte. Basta partire dalla mitologia e pensare al Minotauro, per arrivare a Sade che ci ha insegnato che nella persona umana il male è di casa, passando per i vari mostri che dapprima violentavano le loro vittime, poi le facevano a pezzettini, bevendo il loro stesso sangue, o come quella tale che con il sangue delle sue decine di fanciulle uccise ci si faceva il bagno.

Antonio: Il tizio di cui ti dicevo ci raccontava anche di questo oltre alle varie stragi di pluriomicidi compiute, che ne so, in una piazza durante un comizio, non come questi pazzi esaltati che vanno attentando alla vita del capo del Governo o della Chiesa con statuette e spintoni… quella è roba che scotta.

Amira: O inventata!!! Ho ascoltato anch’io certi racconti da far accapponare la pelle, ma erano appunto in stile fiabesco… del resto molte fiabe quando parlano di orchi che divorano bambini e rivestono la casa delle loro ossa altro non sono che questo… il racconto del male che è dentro ognuno di noi. Poi c’è chi sceglie il male e chi lo ostacola in ogni modo.

Alice: Come dire più banalmente che “l’occasione fa l’uomo ladro”, tenendoci distanti da fiumi di sangue e pensieri così tristi.

Antonio: Il tipo, però, era anche un perfetto conoscitore di tutte le leggi e c’era un articolo che si ostinava a farci entrare in testa come una preghiera. Ah… da noi si pregava… avevamo anche il cappellano: un certo Don Dante della Caritas. Un bravo prete che ogni volta veniva a dire messa e ci faceva dei gran discorsi.

Alice: Di quale articolo ti parlava il tuo compagno di cella?

Antonio: Dell’art. 27 della Cost., del terzo capoverso…

Alice: Comma, per l’esattezza.

Antonio: …Comma, ok. Me lo ricordo ancora: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Alice: Cosa pensi quando reciti questa “preghiera”?

Antonio: Penso a tutto quanto ho visto intorno a me nei lunghi periodi di detenzione.

Alice: Cos’hai visto?

Antonio: Innanzitutto se stavi male potevi anche morire perché l’infermeria anche da noi era carente, sprovvista di ogni cosa. Se ti facevi male non ti medicavano, non rispettavano le prescrizioni del dottore, non avevano farmaci, cicatrizzanti, niente di niente… ci facevano vivere come bestie. Una volta per disinfettarmi una ferita al piede ci ho pisciato sopra. Scusami eh…

Alice: Tranquillo…

Antonio: Insomma, uno schifo totale; per quanto riguarda invece l’aspetto psichico dei detenuti anche se tu presentavi la richiesta alla direttrice di poter parlare con l’educatore, quest’ultimo visitava raramente… si limitava a scrivere “sintesi” semestrali con pareri standard.

Alice: Quanti educatori avevate?

Antonio: Io non ne ho visto mai nessuno… non saprei dirti.

Alice: E le celle com’erano?

Antonio: Nelle celle dormivamo spesso in 4 o in 5 o 6 persone. Io riconoscevo la capienza massima della stanza in base alle lampade lì presenti. Era frequente che vi fossero solo due lampade (capienza per due detenuti) e al tempo stesso vi dormissimo in 6 ammucchiati su letti a castello su cui avevi anche difficoltà di arrivare a stenderti visto che non c’erano scalette o appoggi vari per salire.

Alice: Oltre a dormire tu che facevi?

Antonio: Che facevo? Niente! Conversavo… facevo una corsetta, pensavo, mangiavo quella minestra schifosa quotidiana…

Alice: Tutti i giorni minestra?

Antonio: Sì, anche in agosto… di sera minestra. Il resto del cibo te lo lascio immaginare…

Alice: E non lavoravi?

Antonio: E chi ti pagava? Dicevano sempre che non c’erano abbastanza fondi e che se uno voleva lavorare lo poteva fare come volontario. Al di là di ciò la paga mensile era di circa 150 euro… quindi una miseria.

Alice: Beh non male per un detenuto.

Antonio: Non male ma bisogna considerare quante ore di lavoro e il tipo di lavoro. E comunque ti ho sparato una cifrona, sicuramente era molto meno.

Alice: Hai mai preso botte dalle Guardie?

Antonio: Io personalmente no.

Amira: A me hanno raccontato di pestaggi assurdi… anche di donne picchiate, ma quel che mi ha fatto più male è sapere di certi uomini massacrati di botte, nudi come bestie… non posso pensarci ché mi viene la tristezza.

Antonio: A me è andata bene da questo punto di vista… di altro non so.

Alice: Vabbè, siete stati due detenuti fortunati rispetto ai tanti altri che sono sottoposti a trattamenti inumani.

Buone feste a tutti

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I miei più cari auguri a tutti...

Vi auguro di trascorrere delle serene festività, in qualunque modo voi le percepiate.

Un abbraccio strettissimo

Domani

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Mi piacerebbe incontrarti ovunque, riconoscere il tuo sorriso, e poi chiamarti, urlando il tuo nome con passione e rabbia, e guardare il tuo corpo agile rincorrere un pallone.

Vedresti una donna piangere e poi ridere.

E allora sì, avrebbe un senso anche il bestemmiare.

Torcicollo

Diceva Leopardi (Indecisione) che la vera felicità è la cessazione di un dolore.

Quant’è vero!

Sansone

Scrivo anche se non so scrivere.

Scrivo perché mi piace ricordare determinati momenti o esperienze, quasi come a voler mettere un segnalibro nella memoria.

Molto spesso invento nomi, storie, prendo spunti da un film, un libro o una persona.

Meno spesso non faccio altro che mettere una protesi all’emozione del momento e ciò accade solo quando non riesco ad esprimerla o a viverla come vorrei, traendo ispirazione quindi da me stessa.

Fotografo anche se non ne sono di tutta evidenza capace.

Pubblico foto perché mi piace ricordare determinati momenti o esperienze, quasi come a voler mettere un segnalibro nella memoria.

Quando utilizzo la mia immagine non lo faccio per vanità, conosco perfettamente ogni mio limite; lo faccio piuttosto perché la mia gestualità trasmette molte più verità di qualsiasi parola che io stessa pronunci.

Quando l’immagine è di altri catturo sia l’istante che l’emozione.

 

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Chianciano 2009, Congresso di Radicali Italiani 13, 14 e 15 novembre

Segretario: Mario Staderini

Tesoriere conf.: Michele De Lucia

Presidente conf.: Bruno Mellano

Crocefissi nelle strutture pubbliche

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana: “La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce ‘una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni’ e una violazione alla ‘libertà di religione degli alunni’...”.

 

La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione”.

 

Tutto questo, proseguono, “potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”.

“Son nuda anche vestita, di me sapete tutto, forse più voi di me” (Mina)

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Non è cambiato. Una parola e siamo nudi, uno di fronte all’altra.”

 

(Quando la notte, di Cristina Comencini)

E’ cambiato il profumo dell’aria!

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Stasera, quando ho spalancato il portone e sono uscita, ho detto proprio così:

“E’ cambiato il profumo dell’aria!”.

Ci sono giorni in cui l’ansia ci divora ogni sostanza nello stomaco e mette a riposo i sensi, impedendo così di sentire già solo l’odore dell’aria.

Invece, dopo tanto tempo, ho respirato a pieni polmoni.

E mi sono resa conto non del fatto che l’aria profumasse diversamente dagli altri giorni bensì che non ho badato per lungo tempo al fatto che ci fosse aria ad aspettarmi ogni mattina, sera, notte, varcata quella porta.

Ebbene sì, sono discorsi del cazzo, l’aria è anche qui, adesso. Io, però, parlo di quella che non mi appartiene. Beh, anche questa non mi appartiene, diciamo che la sento mia perché è mista ai miei odori, qui ci sono io… ogni cosa sa un po’ di me.

Che presuntuosa!

Tuttavia, una presuntuosa “buona”.

Mi sforzo ogni giorno di lasciare un po’ di me alle persone che incontro – e non mi riferisco solo a quanto entra dal naso – eppure sono costantemente fraintesa.

E ci resto malissimo se qualcuno non comprende un mio gesto affettuoso, o se lo trova interessato.

Il fatto è che non riesco a cambiare, non so stare zitta o non impicciarmi quando sento che potrei dare una mano in qualche faccenda.

Il fatto è – di tutta evidenza – che non so comunicare come – e ciò che – vorrei!

Un tuffo dentro di me, ancora una volta… stavolta per restarci.

E recala da 'ssa pianta!

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Alessandra leggi qua…

L’ho scovata poco fa su un giornale.

Un uomo, alla domanda dell’intervistatrice, “ti sei mai innamorato?” ha risposto così:

“E’ successo anche questo: di innamorarmi ed essere mollato. Ma non lo so se sono stato veramente innamorato, è stata soltanto una storia più seria delle altre. Io abitualmente con le donne metto a monte un budget di denaro e tempo, oltre il quale non vado. Se in quel tot le porto a letto bene, altrimenti le lascio perdere. Non per questo mi sento vigliacco!”.

Interessante, no?

Dovrebbero esserci donne molto più furbe al mondo che, nel tempo loro concesso, fossero capaci di "squattrinare" gli uomini di questo stampo, e non dargliela... per giunta.

Poveri noi!

 

Stefano

Strumentalizzazione

Intervista a Fouzia Assouli: "Le donne islamiche in Europa perdono i diritti conquistati qui"

 

• da Il Giornale del 19 ottobre 2009

 

di Rolla Scolari

 

In Europa la condizione delle immigrate sembra a volte essere peggiore di quella delle loro compagne nei Paesi d’origine, come il Marocco. Perché?

 

«Il problema non è culturale o religioso: è la strumentalizzazione politica della religione. Si cerca di utilizzare la religione per reprimere le donne».

 

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Mutation

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So esattamente cosa cercare da oggi in poi.

Ora so perché dal nostro incontro non è potuto nascere nulla di concreto: perché tu, o eri me con tutte le tue forze e quindi sovrabbondante, oppure eri il mio Contro-Io, diventando ovviamente un advocatus diaboli, un doppio pallido e un costante oppositore, senza fondamenta personali. Quanto io possa aver sofferto per tutto questo è difficile da dire, e comunque sarebbe del tutto inutile indagarlo ora, per tutti e due. Le belle lettere che di quando in quando mi scrivevi, sembravano in realtà scritte da me, nel mio stile; ma erano più i giorni in cui non mi scrivevi affatto...

Rainer Maria Rilke

(a Lou A. Salomé)

The Correspondence

Akatalepsia

 

Che culo...

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Chi disse preferisco avere fortuna anziché talento percepì l’essenza della vita… A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no, e allora si perde. Match Point, W. Allen

 

Mi piacciono i film di Woody Allen perché estremizza.

In Match Point, il protagonista vive due situazioni pseudo-sentimentali distinte: da un lato ha una relazione stabile - che poi sfocerà nel matrimonio - con una donna ricchissima, la quale grazie all’azienda di famiglia gli permette di realizzarsi anche dal punto di vista lavorativo; dall’altro lato, invece, vive una situazione parallela con una donna molto sexy, in cui trova la passione e il rifugio, ma che al momento di stringere, ossia quando questa donna diventa assillante e resta incinta, lui la uccide perché non sa come fronteggiare la situazione creatasi e non ha le palle per lasciare la sicurezza e la stabilità del suo matrimonio.

La fortuna sta proprio nella dinamica del crimine e in una fede nuziale…

La fortuna, sono d’accordo, è più importante del talento.

E’ evidente l’assenza di qualità in entrambi i volti dell’amore - se così possiamo chiamarlo -.

 

Una vita "win-win", ma, paradossalmente "lose-lose", come direbbe mo’ mo’ qualcuno.

 

Situazioni in cui gli uomini incappano in quanto “coglioni eternamente insoddisfatti”.

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I dettagli rovinano ogni cosa.

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E lo stato d’animo di ieri mattina, mentre scattavo la foto, non è di certo un dettaglio di poco conto; anzi, ancora adesso mi impedisce di guardarla con gli occhi giusti, ossia splendida nel gioco di mare e di cielo che ritrae.

Va così per ogni cosa, penso.

 

- Mi entrano in circolo le parole di Dostoevskij, parlavano di altro ma…

Se fino a ora mi potevano dire ‘Ama!’ e io amavo, come andava a finire?”… “Andava a finire che tagliavo in due il mantello, lo dividevo col mio prossimo, ed entrambi ce ne restavamo mezzi nudi…” -.

 

Ho stretto il cappotto.

Faceva freddo.

 

Delle parole nuove forse si ha  un po’ paura.

 

Certi giorni mi sento cambiato rispetto al giorno prima.

In un modo o nell’altro, tutti noi cambiamo rispetto a come eravamo prima.

Ma andiamo tutti nella stessa direzione.

Prendiamo solo strade diverse per arrivarci.

(tratto da Il curioso caso di B. Button)

27 e 30 settembre 2009

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It's a dream

Only a dream...

It's only a dream

Just a memory without anywhere to stay

Ovvietà

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Ieri mattina, seduta su una seggiovia chiusa, sono rimasta a guardare l’immagine paralizzata che avevo di fronte; certe vibrazioni, certe vertigini, non possono aversi restando fermi.

Ovvio, naturale e logico, come direbbe il dominus.

Buon compleanno a Daniele Capezzone

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8 settembre 1972

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 da tutto lo Staff, compresa Mafalduccia.

E sì che mi annoio

Quando lessi per la prima volta “La noia” di Moravia avrò avuto sì e no 16 anni.

[...]

Se dico gabbia, tu cosa rispondi?

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Anche Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, sottolinea che «più di qualcuno, nell'opposizione, fa finta di non capire, ed evoca il fantasma delle gabbie salariali, cioè di differenze salariali stabilite per legge. Non è questo il modello perseguito dal Governo, dalla maggioranza e da Silvio Berlusconi, che invece da mesi (si pensi all'accordo siglato all'inizio dell'anno per la riforma dei contratti) indicano un percorso diverso: quello di un progressivo superamento del contratto nazionale (modello obsoleto, difficile da rinnovare, con trattative estenuanti e attese inaccettabili per milioni di lavoratori) a beneficio di contratti più legati al territorio e all'azienda, e con un forte rapporto tra aumenti salariali e produttività».

 

IL PD - Duro anche il Partito Democratico… “Le gabbie salariali nel Sud è come se esistessero già, ma hanno solo un nome diverso: disoccupazione”.

 

IDV - Secondo Antonio Di Pietro, «le gabbie salariali sono una soluzione ad effetto che fa esclusivamente appello al senso comune di chi, vivendo al Centro-Nord ed essendo stato almeno una volta nel Meridione, ha constatato che un piatto di lenticchie costa tre euro invece di cinque. Una soluzione demenziale ad un problema importante, quello salariale, che vede l'Italia agli ultimi posti per livelli retributivi in Europa» sottolinea il leader dell'Italia dei valori. «Abbiamo gli stipendi più bassi del Continente e mettiamo sul tavolo la discussione di come ridurli invece che aumentarli: direi che è il modo più demenziale per risolvere il problema».

da www.corriere.it